Geocareers: Chi sei e qual è il tuo ruolo professionale?
S: Mi chiamo Stefano Casartelli e sono un geologo. Mi sono laureato nel 2012 al Dipartimento di Geologia dell'Università di Milano con una laurea magistrale in geologia, risorse processi ed applicazioni. Attualmente mi trovo a Sidney e ricopro il ruolo di associate engineering geologist a PSM, un'impresa australiana leader nel settore dei servizi di consulenza geotecnica, geologica e idrogeologica, applicata a diversi ambiti dell'ingegneria civile tra cui quello dell'infrastruttura a differenti scale, incluse grandi opere civili sia in sotterraneo, come tunnel stradali, metro ferroviari o idroelettrici, che opere di superficie come strade, dighe o più in generale infrastrutture nel campo dell'edilizia e delle risorse rinnovabili.
Parallelamente ci occupiamo anche di consulenza geotecnica in ambito minerario e delle georisorse offrendo supporto a miniere in under ground ma soprattutto in open pit con design monitoraggio e analisi di stabilità di versante.
G: Che cosa fa un engineering geologist?
S: La lista delle cose di cui un geologo impiegato nel campo dell'ingegneria si occupa è decisamente lunga, però per riassumerla in un'unica risposta direi che si occupa di fornire agli ingegneri con cui collabora un modello geologico geotecnico idrogeologico strutturale sviluppato ogni volta su misura per le necessità richieste dal progetto, quindi focalizzandosi sull'obiettivo finale che il progetto stesso ha e, di conseguenza, sulla scala delle osservazioni dei dettagli da fornire, sia esso un modello geologico geotecnico a vasta scala, come per esempio per la progettazione di una lunga tratta di tunnel ferroviario, un modello geotecnico geomorfologico finalizzato all'analisi dei rischi connessi a potenziali meccanismi di frana di un versante di cava o un modello geostrutturale delle zone di chiave di una diga, per citarne alcuni.
G: Quali reputi siano state le tue qualifiche ed esperienze pregresse più importanti per ottenere questo lavoro?
S: Per raggiungere il ruolo che ricopro in questo momento credo che le competenze scientifiche e lo spirito di osservazione acquisiti durante gli anni di università e durante il lavoro di tesi, sia per la laurea triennale che per quella magistrale, abbiano avuto senz'altro un'importanza rilevante nel creare quelli che sono le basi solide di conoscenze geologiche che poi mi hanno permesso di entrare in questo ambito. Mentre l'esperienza coltivata durante tutti gli anni di lavoro svolto sia in Italia ma soprattutto spese all'estero in vari paesi come Cile, Perù, Ecuador e India, in contesti di progetti di grandi dimensioni, mi ha permesso di strutturarmi in quella che ora è la mia figura professionale attuale.
G: Quali altre competenze o caratteristiche sono importanti nel tuo lavoro?
S: Io credo che le competenze, più in generale, le caratteristiche principali e fondamentali per un geologo che lavora nel mondo dell'ingegneria siano essenzialmente cinque:
G: In quale altro tipo di azienda/ente potresti svolgere il tuo ruolo?
S: L'azienda in cui lavoro si occupa principalmente di consulenza terzi ma credo che comunque la risposta a questa domanda sia "molte aziende". Infatti un geologo con un'esperienza nell'ambito dell'ingegneria ha la possibilità di essere esposto a molti tipi di progetti e questo gli permette di costruire un background tecnico ampio che, associato a delle solide conoscenze geologiche, gli garantisce possibilità lavorative in svariati ambiti, da aziende che si dedicano a risorse energetiche, imprese minerarie, cave, imprese di sviluppo di materiali edili, ma anche materiali tecnologici innovativi, imprese di costruzioni a diversa scala quindi magari con target che vanno dall'edilizia pura fino alle grandi opere civili a livello nazionale ma anche internazionale, imprese di gestione di impianti elettrici, aziende specializzate in indagini in sito, aziende che si occupano di test di laboratorio, imprese di ingegneria specializzate in progettazione o aziende che si occupano di ingegneria ambientale fino ad enti pubblici. Credo che un engeneer geologist ha spazio decisamente in molti ambiti è che spesso sono interconnessi tra loro.
G: Cosa ti piace del tuo lavoro?
S: Ci sono vari aspetti del mio lavoro che apprezzo molto ma, se dovessi limitarmi a menzionare ciò che più mi piace, direi che è decisamente la sfida tecnica continua che cambia molto dinamicamente in base ai progetti per i quali mi trovo a lavorare e quindi la ricerca delle risposte modellate su misura per l'obiettivo e la scala del singolo progetto. Poi senz'altro la possibilità di lavorare in team, che permette uno scambio continuo di conoscenze quindi una crescita continua, sia professionale che personale e infine la possibilità di viaggiare visitare sempre luoghi diversi essere esposto a figure professionali non sempre diverse e spesso vedere e toccare con mano diciamo elementi geologici o l'espressione concreta di quei fenomeni geologici e naturali che magari ho avuto modo di conoscere solo attraverso lo studio all'università.
G: Quali sono le sfide più difficili del tuo lavoro?
S: Ritengo che le sfide più complesse siano in primis comunicazione e collaborazione interdisciplinare. Infatti il geologo spesso si trova a lavorare in team con altri professionisti con un background e un approccio di lavoro spessissimo molto diversi e di conseguenza la comunicazione efficace e la collaborazione sono fondamentali per affrontare sfide tecniche complesse e quindi poi trovare soluzioni innovative che siano anche economicamente sostenibili o vantaggiose.
Un'altra sfida grande che oggi sempre di più mi sento di menzionare è l'aggiornamento tecnologico. Infatti con l'avanzare dello sviluppo delle tecnologie dobbiamo continuamente rimanere aggiornati sulle nuove metodologie, le nuove strumentazioni e i software disponibili per migliorare la propria capacità di analisi, la propria capacità di modellazione, la previsione e infine la progettazione.
G: In cosa consiste una tipica giornata lavorativa nel tuo ruolo?
S: La mia giornata generalmente si può sviluppare in due modi diversi, ma in generale giova di molta flessibilità. In genere passo il mio tempo dividendomi tra l'ufficio e il terreno; in ufficio mi occupo della parte di analisi e di elaborazione dati, interpretazione in modellazione, stesura di report, includendo in queste attività meeting interni, relazioni con i clienti, i fornitori di servizi subcontrattati e in parte amministrazione e preparazione di offerte.
Quando invece sono in terreno le giornate si possono sviluppare in svariati modi a seconda del tipo di attività che vado a fare, dalle ispezioni di cantieri o di tunnel, dal rilevamento geologico, geotecnico strutturale, dal rilevamento geomorfologico, indagini in sito o supporto geotecnico on site per conto di clienti, come per esempio imprese minerarie che spesso richiedono il nostro appoggio per attività specifiche per le quali loro non hanno esperti all'interno del personale.
G: Il tuo lavoro prevede trasferte frequenti? Se sì, dove?
S: Sì, con il mio lavoro spesso mi trovo a dover fare trasferte più o meno prolungate sia a livello locale, entro un raggio limitato da Sidney che generalmente si svolgono in giornata, ma anche trasferte intra e interstatali o internazionali che invece chiaramente richiedono permanenze più prolungate fino a qualche settimana.
G: Quali opportunità di ulteriore sviluppo di competenze ci sono nel tuo lavoro?
S: Decisamente l'esperienza pregressa non può che essere limitata al tipo di progetti aspetti della geologia e geotecnica cui sono stato esposto. La comprensione di tutti i dettagli legati ad argomenti tecnici specifici o fasi di progetto specifiche, visto l'ampio spettro di applicazioni che la figura di geologo comprende, necessariamente richiede molto tempo. Quindi diciamo che di spazio per approfondire e sviluppare conoscenze tecniche ce n'è, e molto, ma al di là di questo credo che una figura come quella che ricopro abbia anche molte opportunità di sviluppo di skill di tipo manageriale e gestionale fino ad arrivare, per esempio, al coordinamento di grandi progetti infrastrutturali che quindi prevedono un'interazione armoniosa tra le moltissime figure professionali e non professionali coinvolte.
G: Se potessi tornare indietro, che tipo di consigli, o formazione aggiuntiva, ti piacerebbe aver avuto prima di iniziare la tua carriera lavorativa?
S: Personalmente credo che se tornassi indietro seguirei lo stesso percorso che mi ha portato, purtroppo o per fortuna, fuori dall'Italia, dipende dai punti di vista. Quello che farei però sicuramente sarebbe dare più spazio, durante gli studi, a sviluppare capacità nell'impiego di software che sono all'ordine del giorno nella vita di un geologo, come software di modellazione 3D, di analisi strutturale o sviluppare basi solide di GIS, che invece ho imparato ad utilizzare durante il lavoro e che quindi mi avrebbero diciamo facilitato le cose un po' di più se già avessi avuto piena competenza da subito nell'uso di questi strumenti.
G: Illustraci un progetto particolarmente significativo su cui stai operando.
S: In questo momento mi sto occupando dello sviluppo di un modello geotecnico e geostrutturale di una complessa regione dell'Australia in cui è in programma la progettazione e la costruzione di un grande impianto idroelettrico per il quale è previsto lo scavo in sotterraneo di svariati elementi, tra cui tunnel di alta e bassa pressione, camini verticali, caverne di dimensioni notevoli per la casa macchine, per nominare alcuni di questi elementi.
Il progetto è molto interessante perché la regione è geologicamente e tettonicamente molto antica e quindi molto complessa e non semplice da comprendere, coinvolgendo rocce vulcaniche più o meno alterate, rocce sedimentarie metamorfosate, rocce granitiche intruse. Questo setting geologico coinvolge stress tettonici molto grandi e tutto questo rende lo sviluppo del modello geologico una fase chiave del progetto per facilitarne poi il più possibile la progettazione la costruzione e che quindi non sono sfide indifferenti ecco.
G: E un consiglio ai giovani?
S: Viaggiare il più possibile, fare esperienze in Italia, all'estero, in ambiti differenti ed esporsi al massimo a contesti professionali accademici di vario tipo. Soprattutto conoscere più figure professionali con livelli di esperienza lavorativa maggiore o minore del proprio, perché credo che questo processo di osmosi, diciamo, sia fondamentale per la propria crescita professionale ma anche e soprattutto la propria crescita personale.