Geocareers: Chi sei e qual è il tuo ruolo professionale?
Federica: Mi chiamo Federica Ferrari e sono una geomeccanica. In particolare, lavoro nell'ambito dell'energia.
G: Che cosa fa una geomeccanica?
F: Mi occupo di esplorazione di idrocarburi e il geomeccanico, in questa posizione si occupa di due cose fondamentali: la prima è quella di derivare le proprietà meccaniche delle rocce costituenti il sottosuolo, a partire sia da misure dirette che indirette, e la seconda invece è quella di andare a quantificare le geopressioni e gli sforzi agenti nel sottosuolo. Questo è utile per una corretta pianificazione dei pozzi e la loro perforazione in sicurezza.
G: Quali reputi siano state le tue qualifiche ed esperienze pregresse più importanti per ottenere questo lavoro?
F: Una laurea in geologia applicata all'ingegneria, un dottorato in meccanica delle rocce in cui sono stata seguita sia da una geologa che da un ingegnere. Avevo professori di discipline diverse che mi seguivano; durante il dottorato ho fatto molte esperienze di cui una anche all'estero, al Politecnico di Zurigo ma in particolare ha avuto possibilità di vedere la meccanica delle rocce a tutto tondo, a partire dalle modellazioni numeriche, dalle esperienze su terreno, rilievi geomeccanici, ma anche tutta la parte di laboratorio.
Questo mi ha dato la possibilità di avere una visione a 360° della meccanica delle rocce, quindi a partire dai dati di laboratorio, misure su terreno, ma anche quello che riguarda la simulazione numerica a PC. Finito il dottorato, sono andata in Australia, dove ho seguito un progetto di ricerca per l'università di Newcastle a stretto contatto con quello che sono le industrie minerarie presenti in Australia.
G: Quali altre competenze o caratteristiche sono importanti nel tuo lavoro?
F: Si parte da solide competenze tecnico scientifiche che sono alla base di tutto, ma occorre inoltre conoscere molto bene le lingue, in particolare l'inglese. È anche fondamentale aver voglia di collaborare con i colleghi, fidarsi del loro lavoro, avere voglia di interagire, metterci una gran passione e avere sempre voglia di imparare ogni giorno qualcosa di nuovo.
G: In quale azienda lavori e in quale altro tipo di azienda/ente potrebbe lavorare un geomeccanico?
F: Io lavoro in un'azienda dell'energia e quello che ho descritto è il lavoro che fa il geomeccanico nell'ambito dell'esplorazione degli idrocarburi. Tuttavia, anche all'interno di un'azienda dell'energia come la mia, il geomeccanico può anche lavorare all'interno di team di sviluppo, quindi per quanto riguarda i giacimenti ma anche nell'ingegneria di perforazione relativamente alla stabilità dei pozzi.
Altre aziende in cui un geomeccanico può lavorare sono quelle nelle quali si quantificano gli effetti dell'interazione tra rocce e terre con delle opere di ingegneria civile, quindi di dighe, gallerie e costruzioni civili. Un geomeccanico può anche lavorare in imprese minerarie e in particolare per la stabilità dei fronti di cava, analogamente in centri di monitoraggio geologico per quanto riguarda la valutazione dei rischi e tutte quelle problematiche legate a stabilità di versante e alla quantificazione e mitigazione del rischio idrogeologico.
Un geomeccanico può anche lavorare in laboratori di meccanica delle rocce e fare ricerca scientifica, quindi lavorare, ad esempio, nelle università e in tutti gli istituti di ricerca che si occupano di tematiche che hanno a che fare con la caratterizzazione del sottosuolo.
G: Cosa ti piace del tuo lavoro?
F: Una cosa che mi piace molto e l'interdisciplinarità che c'è nel mio lavoro: parlo con tanti geologi che si occupano più di geologia strutturale e stratigrafia; il mio compito è realizzare modelli predittivi di geopressione, mettere insieme le informazioni che arrivano dai colleghi. Mi piace molto anche l'interazione che ho con competenze diverse dalle mie, quindi con gli ingegneri della perforazione piuttosto che i geofisici, perché si ha sempre un arricchimento. La cosa che forse mi piace più è avere la possibilità di vedere quanto i miei modelli si scostano dalla realtà o se sono riuscita a capire bene e a fare una previsione adeguata.
In particolare, i dati diretti che arrivano dai pozzi, ma anche dalle carote in laboratorio, consentono proprio di far capire quanto le previsioni sono buone o meno.
G: Quali sono le sfide più difficili del tuo lavoro?
F: I tempi, perché nel mio lavoro le deadline sono molto strette e bisogna concretizzare in tempi brevi. Un'altra sfida è lavorare in esplorazione in un contesto in cui spesso non si hanno tutti i dati che vorremmo. Ci sono incertezze e la difficoltà sta proprio nel fare modelli predittivi, calandosi al meglio nel contesto con i pochi dati che si hanno a disposizione.
G: In cosa consiste una tipica giornata lavorativa nel tuo ruolo?
F: Faccio lavoro di ufficio. Sostanzialmente il mattino è dedicato a vedere i nuovi dati dei pozzi, aggiornare i modelli e fare riunioni operative su come stanno andando i pozzi. Nel pomeriggio invece ho più tempo per lavorare a quelli che sono i modelli predittivi, fare anche un po' di burocrazia, dedicarmi a un progetto di ricerca.
G: Il tuo lavoro prevede trasferte frequenti? Se sì, dove?
F: Ultimamente non ho fatto trasferte frequenti, se non limitate a quei pochi viaggi all'estero per congressi o per partecipare a consorzi e network con altre imprese.
G: Quali opportunità di ulteriore sviluppo di competenze ci sono nel tuo lavoro?
F: Noi adesso siamo davanti a una sfida enorme che è quella della transizione energetica. Quindi geomeccanica, stoccaggio e immagazzinamento dell'anidride carbonica dell'idrogeno nel sottosuolo, sono temi in cui un geomeccanico può sviluppare tante competenze e anche nuove, visto comunque l'attualità della tematica.
G: Se potessi tornare indietro, che tipo di consigli, o formazione aggiuntiva, ti piacerebbe aver avuto prima di iniziare la tua carriera lavorativa?
F: Ho la ferma convinzione che, dandosi da fare, è possibile recuperare eventuali lacune. Avrei comunque voluto avere un maggiore studio delle lingue, ma avrebbe aiutata. Per quanto riguarda invece i consigli, quello che mi sento di dare è di non essere timidi, fare domande a chi ha più esperienza, perché c'è tanto valore aggiunto proprio in questo scambio con persone con più esperienza di noi.
G: Illustraci un progetto particolarmente significativo su cui stai operando.
F: Si occupa di integrare due mondi, quello della geomeccanica con quello della geofisica. Ad oggi la geofisica è un input per la geomeccanica e quello che stiamo cercando di sviluppare è capire come la geomeccanica possa dare invece input alla geofisica.
La cosa bella e nuova anche per me è che, essendo un progetto di ricerca e sviluppo, questo poi prevede anche una parte di sviluppo software delle conoscenze acquisite in modo da beneficiare e a fruire dei risultati prodotti dal progetto nella realtà di tutti i giorni, nel lavoro day by day e quindi il grosso valore aggiunto anche questo.
G: E un consiglio ai giovani?
F: Ai più giovani darei tanti consigli: studiate, metteteci impegno, passione e soprattutto chiedete, avete la fortuna di avere buoni professori sempre disponibili, quindi fate tesoro del tempo che passate con loro.